Cambiamento Climatico: i Rischi Per Il XXI Secolo

Martina Dazzi

Negli ultimi anni molti studiosi si sono interrogati sui possibili effetti del cambiamento climatico sulla pace e sulla sicurezza umana. Lo stesso Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha più volte confermato la minaccia del cambiamento climatico su diversi settori, dalla sicurezza idrica e alimentare, ai movimenti migratori, fino allo scoppio di veri e propri conflitti.

Andando infatti ad intaccare risorse fondamentali come acqua o terre fertili, i cambiamenti del clima creano le condizioni ideali per una violenta competizione tra gli individui o per la loro migrazione verso aree più produttive, sottoposte in questo modo a forti pressioni. Ecco perché spesso si è parlato di threat multiplier, proprio per la capacità di amplificare tensioni già esistenti o innescare nuovi scontri in regioni già estremamente vulnerabili.

In questo contesto, è da notare come spesso gli esperti trascurino le micro-dinamiche esistenti: il cambiamento climatico infatti rappresenta un fenomeno multidimensionale che ha ripercussioni non solo a livello internazionale o statale, ma anche localmente, in particolare sul tessuto comunale, etnico e settario di molti paesi. Esso infatti può innescare forme di conflitto meno organizzate, caratterizzate da bassa intensità ma persistenti nel tempo, spesso indicate come conflitti intercomunali, che sono una conseguenza del cambiamento climatico spesso più plausibile rispetto a guerre su larga scala.

I 10 più grandi spostamenti umani nel 2016 sono stati causati e/o legati ai cambiamenti climatici. Fonte: United Nations Environment Programme

Tali problematiche si presentano chiaramente con maggior violenza in quelle comunità che sono altamente dipendenti da risorse naturali e basano le proprie economie su un’unica attività, come l’agricoltura. Il continente africano ad esempio si ritrova in una posizione estremamente vulnerabile e per questo anche gruppi che prima avevano vissuto relativamente in pace si ritrovano ora a competere ferocemente per l’accaparramento di risorse divenute scarse. Queste dinamiche sono particolarmente evidenti negli scontri che sorgono tra gruppi di pastori nomadi e agricoltori.

In Nigeria, ad esempio, si stanno verificando violenti scontri intercomunali che spesso vengono etichettati come dispute etniche o religiose. In realtà, la causa primaria risiede nell’avanzamento di fenomeni di degradazione ambientale, che stanno spingendo i Fulani, tradizionalmente pastori nomadi, a muoversi verso sud, dove i contatti con i contadini e allevatori locali sono causa di violenze.

Anche in Kenya, le relazioni tra la tribù del lago Turkana e il gruppo etnico etiope dei Daasanach si fanno sempre più aspre a causa della scarsità di terre arabili e di risorse idriche. Il lago infatti, primaria fonte di sostentamento, si sta gradualmente prosciugando: causa l’avanzare della desertificazione e i progetti infrastrutturali intrapresi dall’Etiopia. Infine, persino la crisi del Darfur, di cui da sempre sono stati evidenziati esclusivamente gli elementi razziali ed etnici, sembrerebbe essere scaturita da una grave siccità e da profondi mutamenti ecologici.

Occorre quindi rafforzare la conoscenza dei rischi legati al clima e sviluppare una maggiore sensibilità nei confronti dei conflitti intercomunali, la cui minaccia appare estremamente chiara. Vista la loro enorme potenzialità di minare la pace e la stabilità di interi paesi, è vitale che non vengano ulteriormente trascurati.

  • Con l’avanzare del cambiamento climatico verranno innescate nuove tensioni e violenti scontri intercomunali?
  • La comunità internazionale sarà in grado di comprendere e prestare attenzione a tali dinamiche?

Approfondimenti suggeriti

Human Rights Watch, Climate Change, Environmental Threats, and Human Rights in Turkana County, Kenya

Van Weezel, S. (2019). On climate and conflict: Precipitation decline and communal conflict in Ethiopia and Kenya

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  1. Pingback: L’acqua: fonte di vita o strumento di guerra? - The New Global Order

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