[Analisi] L’Attivismo delle Celebrity: tra diritti e problemi di rappresentatività.

Norberto Cristofori
Attivismo celebrity: John Boyega
John Boyega durante le proteste #BlackLivesMatter. Autore: CodeList

Thomas Meyer (2002), ha scritto:

Se la democrazia non è altro che la legittimazione dalla forma di comunicazione di maggior successo, allora l’artista della comunicazione è il migliore democratico, senza alcuno sforzo.

Partendo da questa frase è facile presentare il secondo genere di Celebrity Politica. È un fenomeno che soprattutto negli Stati Uniti, e in genere nei paesi anglo-sassoni, si è sviluppato.

Si riferisce a una celebrità che si pronuncia sulla politica e rivendica il diritto di rappresentare popoli e cause, ma che lo fa senza cercare o volere cariche elettive. Il loro impegno tende a prendere la forma in gesti pubblici o in dichiarazioni volte a modificare le decisioni di specifici temi di natura pubblica.

Queste persone utilizzano il loro status, la loro figura, come mezzo per parlare di cause, problemi e interessi particolari, come ad esempio cause ambientali, umanitarie, fatti di discriminazione razziale, di genere o di xenofobia.

Ma perché le loro parole possono influenzare i risultati o avere maggiore risalto rispetto ad altre opinioni?

I media trovano più affascinante riuscire a mettere in contrapposizione l’opinione di una celebrità a quella di un politico, soprattutto se l’attore, lo sportivo, ecc ha una grande pletora di fan.

Celebrity Politica: Lebron James
Lebron James protesta contro l’uccisione del 12 enne Tamir Rice da parte della polizia nel 2015 (Autore: Al Bello / Getty Images)

Ed è questo rapporto (tra celebrità e fans) che costituisce la base del successo di questo fenomeno.

In una ricerca del 1995 John Thompson, antropologo, ha sostenuto che essere un fan è un importante caratteristica della modernità. Essa comporta la formazione di relazioni di intimità con altre persone lontane, e questo può essere visto come la base di una forma di rappresentanza.

La ricerca psicologica inoltre ci può aiutare meglio a capire questo fenomeno. Gli esperti di marketing hanno da tempo capito che associare un prodotto a una celebrità che piace o che abbia una grande base di persone, che possono definirsi sue fan, aumenta le vendite del prodotto attraverso una serie di processi psicologici. Ad esempio, secondo il modello sistematico di persuasione (Chaiken, 1989), “gradire” la persona che fornisce il messaggio persuasivo induce un’elaborazione euristica piuttosto che sistematica del suo contenuto. Le qualità attribuite alla celebrità, che possono essere la simpatia, la bellezza, l’affidabilità, possono trasferirsi al prodotto. Si può obiettare che certe tematiche o idee potrebbero essere offensive se considerate una “marca” o un “prodotto”, ma l’obbiettivo finale è che il messaggio di fondo passi a più persone possibile.

Le maggiori critiche che vengono mosse verso queste persone è il motivo per cui un cittadino dovrebbe ascoltare degli attori o sportivi che ci parlando di medicina o di gravi problemi ambientali. Le celebrità non hanno la conoscenza, o la competenza in politica pubblica: «i gravi problemi politici diventano banali nel tentativo di elevare le celebrità in filosofi»

Celebrity Politica: Leonardo Dicaprio
Leonardo Dicaprio in una conferenza sul clima all’ONU. Autore: UN Photo/Cia Pak

L’agenda politica di una nazione non può essere portata avanti da queste persone, perché queste preferiscono prendere parte a discussioni su questioni che interessano soprattutto alle persone più benestanti (e quindi che fanno parte di una piccola fetta della popolazione) e tralasciare il discorso su più pressanti e gravi problemi sociali.

In sintesi, la politica delle celebrity rischia di far fare un cortocircuito alla democrazia, mettendo in pericolo il sistema di responsabilità e rappresentatività.

L’altra critica maggiore della politica delle Celebrities è quella riguardante l’eccessiva attenzione dell’apparenza, che comporta una inadeguata valutazione dei rappresentanti. Come abbiamo citato prima, molti studiosi sostengono che i rappresentanti politici dovrebbero essere giudicati in termini di qualità delle loro proposte politiche, la coerenza di idee legate al loro gruppo politico o partito, e la legittimità della loro candidatura nelle procedure di selezione all’interno del loro partito o movimento.

Brennan e Hamlin scrivono (2000): «Sarebbe perfettamente razionale (in senso stretto) votare in base all’apparenza del candidato o alla sua voce se quelle sono le caratteristiche con cui l’elettore si identifica di più.»

Celebrity Politica: Forza Italia
Manifesti di Forza Italia per le elezioni politiche del 1994 .Fotogramma da Repubblica.it

Questi due autori sostengono che “l’apparenza” ha un posto legittimo all’interno nel rapporto tra rappresentante e rappresentato.

Il voto deve essere visto come un atto espressivo, e non come un atto strumentale diretto per risultati politici specifici. Come atto espressivo, il voto viene visto come un permettere all’elettore di identificarsi con i politici e di cercare ciò che (gli elettori) trovano politicamente attraente.

Il carattere e le competenze, secondo Brennan e Hamlin, sono la base più tipica per la valutazione. La coerenza politica, ideologica o l’abilità politica non sono più valori che suscitano nei cittadini un motivo in cui identificarsi e votare.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *