L’Europa dov’è (e dov’era)?

A cura di Milena Di Nenno

Fonte: POLITICO Europe

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Il 21 febbraio 2020 sono stati individuati i primi casi autoctoni di Covid-19 nel nord dell’Italia. Dal quel momento in poi, il numero di casi positivi è cresciuto esponenzialmente, diffondendosi in tutta la penisola, e altrettanto esponenzialmente è cresciuto il sentimento di unità dei cittadini italiani. Tutti uniti contro un ‘nemico’ invisibile. Tutti uniti, perché agli altri non interessa. Chi sono gli altri?

L’Europa.

Quando ci si domandava perché solo l’Italia stesse divenendo il secondo Paese al mondo, dopo la Cina, per numero di casi, la risposta fornita sottolineava quanto il numero di tamponi eseguiti in Italia fosse notevolmente superiore a quello di tutti gli altri stati, europei e non.

Un distacco che ha certamente evidenziato quanto l’approccio degli stati europei non fosse unitario, bensì dipendesse dai diversi governi. Dopo 200 casi positivi e 5 morti in Italia, si è assistito ai primi segni di chiusura degli stati europei nei confronti dell’Italia: l’Austria ha interrotto la circolazione ferroviaria per quattro ore, la Francia ha ipotizzato una chiusura delle frontiere meridionali con l’Italia, la Romania ha stabilito 14 giorni di isolamento per chiunque provenisse dalle regioni italiane colpite.

È così che gli italiani hanno iniziato a percepire un’Europa sempre più distaccata. In questo contesto, si inseriscono le parole di monito del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella:

“Si attendono quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possano ostacolarne l’azione [dell’Italia].”

Evidentemente, le parole ‘comune interesse’ e ‘solidarietà’ sono suonate altisonanti, quando si è assistito a una crescita del numero di casi positivi al Covid-19 anche gli altri stati europei. Il risultato è stato, infatti, opposto: sono stati limitati, dai singoli stati, non solo gli spostamenti di persone, ma anche il commercio, come quello dei dispositivi di protezione personale.

Ad oggi, tutti gli stati europei hanno messo in atto il ‘Modello italiano’ per le misure di contrasto del virus. Ciò sembra aver risvegliato negli italiani la sensazione di non aver bisogno dell’Europa, perché, d’altra parte, è l’Europa ad aver adottato misure che l’Italia aveva sviluppato senza quasi alcun aiuto. Davvero l’Italia non ha bisogno dell’Europa?

È fondamentale distinguere tra l’Europa intesa come l’insieme di stati del continente e l’Unione Europea, un’organizzazione internazionale.

Nel primo caso, alle domande “L’Europa dov’è e dov’era?”, la risposta potrebbe essere: “impegnata a gestire l’emergenza sanitaria a livello nazionale.”

Quando si parla di Unione Europea, invece, il quadro cambia. Sin dagli inizi di marzo, l’UE sta facilitando il dialogo intergovernativo tra gli stati membri, attraverso l’attivazione totale del meccanismo di Integrated Political Crisis Response (IPCR), il quale prevede la condivisione di informazioni e la stretta collaborazione tra gli stati interessati e le istituzioni europee. L’UE è anche ricorsa ai suoi poteri sovranazionali, stabilendo un piano di azione comune a tutti gli stati membri in ambito di aspetti medici, economia e mobilità. Ha, per questo, stanziato fondi in aiuto dei sistemi sanitari e delle piccole e medie imprese, e fondi di finanziamento alla ricerca su un vaccino. Inoltre, ha annunciato la massima flessibilità sulle decisioni di spesa pubblica e sugli aiuti di Stato e ha ordinato lo sblocco delle esportazioni dei dispositivi di protezione personale all’interno dell’Unione.

Queste decisioni dell’UE sono indirizzate al contrasto di un’emergenza sanitaria che pone sfide importanti non solo ai singoli stati membri, ma anche all’UE come istituzione. L’UE dovrà, infatti, dimostrare, soprattutto ai cittadini europei, che la migliore risposta a una crisi globale è un processo decisionale sovranazionale. Ciò sarà necessario per evitare che ci si domandi “dov’è l’Europa?” e per sostituire l’odierna convinzione di stati e cittadini di poter agire individualmente, con l’affermazione “L’Europa c’è e si vede.

  • Una positiva gestione dell’attuale emergenza sanitaria da parte dell’UE potrebbe avere effetti sul deficit democratico dell’UE?
  • Quanto è importante per il futuro dell’UE gestire l’emergenza sanitaria a livello sovranazionale?

Letture Consigliate:

https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it#team-di-risposta-al-coronavirus

https://www.consilium.europa.eu/media/37635/ipcr-final.pdf

https://it.euronews.com/2020/02/24/coronavirus-in-italia-ue-agiamo-uniti-cosa-fanno-i-nostri-vicini-europei

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/03/12/bce-alza-qe-120-miliardi-per-il-2020_38d9481d-442d-4e3d-aa94-67b6455d3b2a.html

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